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Gourmet dietro le sbarre

gennaio 3, 2013

cucina_sbarreweb

Marco Pannella può anche stare antipatico, ma merita il nostro “grazie”. Grazie perché è l’unica voce forte che si è alzata per denunciare lo stato pietoso delle nostre carceri. E lo ha fatto in un modo che stride violentemente con l’abitudine al bivacco, all’abbuffata di una gran parte della classe politica: il digiuno. Mentre il magna magna, non solo metaforico, imperversa, quest’uomo ha smesso di bere e di mangiare. E lo ha fatto per puntare il dito contro un vero scandalo nazionale.

Eppure qualche esempio virtuoso nei penitenziari c’è. E risponde al mandato della Costituzione che vorrebbe il carcere come un momento rieducativo e non punitivo. Alcune rare realtà hanno investito proprio sul cibo per fornire ai detenuti una possibilità di reintegro nella società. È il caso del carcere di Opera, Milano. Qui la giornalista Emilia Patruno ha messo in piedi un allevamento di quaglie, che forniscono uova a ristoranti e privati. E lo ha chiamato, con sublime ironia, Al Cappone (www.alcappone.it). A Opera si fanno anche marmellate e confetture. Ma soprattutto si considerano i detenuti come essere umani, capaci di fare, inventare, costruire.

Altro caso clamoroso è quello del carcere di Padova. È ormai una certezza per i gourmet più esigenti la pasticceria artigianale della casa circondariale, i Dolci di Giotto. Ottimi panettoni, strapremiati, pandori e a pasqua le colombe (www.idolcidigiotto.it). Un successo tale da non poter più prendere ordini per questo Natale. Anche Volterra insegna. Con Le cene galeotte (www.cenegaleotte.it) si entra addirittura nella fortezza medicea del carcere toscano e si cena con il cibo preparato dai detenuti. A guidare il tutto il critico enogastronomico Leonardo Romanelli e chef sensibili al principio di rieducazione. La prossima cena sarà il 18 gennaio. Non è impossibile quindi rispettare la Costituzione. Si può concepire il detenuto come un essere umano, con delle potenzialità, dei talenti, delle motivazione che possono essere attivate. Per il bene comune.

Testi e disegni di Gianluca Biscalchin

Cibology credits 2013 – testi & disegni © Gianluca Biscalchin

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2 commenti leave one →
  1. gennaio 3, 2013 8:56 am

    tra l’altro, leggevo di recente, il tasso di recidiva dei detenuti che vengono instradati ad un’attività lavorativa è ENORMEMENTE più basso di quelli che vengono semplicemente detenuti
    il che, cifre alla mano, rappresenta un risparmio netto per lo Stato (alias per noi cittadini)
    pardon: rappresenterebbe chè iniziative di ‘sto genere qui sono una minoranza esigua . . .

  2. gennaio 3, 2013 10:19 am

    E al carcere di Saluzzo fanno la birra (Pausa Caffè)…che bello sarebbe leggere di iniziative così in ogni città, invece la maggior parte del tempo passato in carcere per i detenuti è solo tempo che passa, spesso con un effetto peggiorativo, spesso in attesa di sentenza. E a farsi benedire Beccaria e la rieducazione sociale.
    Parlare fra gastronomi di argomenti “veri” è come prendere una boccata d’aria delle volte 🙂

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