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Pronti per il piccione bis?

novembre 30, 2012

piccioni

Cosa determina la nostra percezione del bene comune? Come discerniamo il giusto dal dannoso? È il paradosso del piccione. Per secoli uno dei volatili più gustosi della nostra cucina è oggi considerato, a ragione, un ratto con le ali. Carico di leptospirosi e altre amene malattie della pelle, rognoso, fastidioso, ingombrante. Se non fosse così autoctono potrebbe incarnare l’ideale nemico pubblico della nuova Lega in cerca di bersagli. Mobili. Anche l’estrema sinistra dall’anima bella, sempre in cerca di categorie disagiate da salvare, vittime del sistema capitalistico, del complotto delle banche e del governo trova i piccioni troppo schifosi.

Gli unici a prenderne le parti sono gli animalisti, ormai più rari degli animali che cercano di proteggere, e i turisti giapponesi che trovano il columbide così fotogenico. Eppure il piccione è strepitosamente buono. Non di carattere (è un animale fondamentalmente scemo), ma di sapore. Lo sanno tutti, ma proprio tutti, i grandi chef. Che lo adorano. Considerano la sua carne una meraviglia e la tecnica per cucinarlo una vera sfida professionale, un test di abilità. I gourmet più esigenti vengono pervasi da un tremolio di piacere quando incontrano il nome del volatile sul menù. È ovvio che il piccione da ristorante stellato proviene da rigorosi allevamenti, ben nutrito e curato come fosse un cucciolo di re. E non ha niente a che spartire con i suoi cugini storpi e cisposi che infestano le piazze storiche delle nostre città. Ma sempre piccione è.

Come possono convivere due percezioni così radicalmente distanti nei confronti di uno stesso concetto? Tali da identificare in un oggetto tutto il male e tutto il bene possibile? È un po’ come il giudizio sul Governo Monti a un anno dalla sua nascita. Alcuni pensano sia la migliore ricetta possibile per un Paese che danzava sull’orlo del baratro. Per altri invece incarna la malattia per eccellenza di un sistema infetto e storpio. Buono o cattivo? Pregiato o spregevole? È, appunto, il paradosso del piccione. E come tale da soluzioni condivise. Ma chi lo assaggia ben cucinato, con tutte le sue parti (petto, coscia, frattaglie) cotte a modino, accompagnato con salsa adeguata, alla giusta temperatura e ben impiattato, non torna indietro. E pretende il bis.

Testi e disegni di Gianluca Biscalchin

Cibology credits 2012 – testi & disegni © Gianluca Biscalchin

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4 commenti leave one →
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