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Beckett e il cupcake esistenziale

settembre 29, 2012

Se i tre libri bondage di E. L. James, con tutte le sfumature del frustino, sono i più venduti del momento, un titolo non meno inquietante si muove più in basso nelle classifiche: Cupcake Club. Si tratta di un sottogenere letterario dedicato a quei degenerati dolcetti ipercalorici ricoperti da micidiali glasse color rosa o fluo. Cupcake Club è un romanzo d’amore. Roisin Meaney racconta la storia di Hannah che viene mollata dal tipo. Per consolarsi si mette a fare cupcake e trasforma la delusione amorosa in business. La morale è: se la tua vita fa schifo prepara delle bombette ipercaloriche, carianti e ingrassanti, e vendile. E non è l’unico libro del genere. Solo quest’anno sono usciti Appuntamento al Cupcakes Café, La cucina dei desideri segreti e La ricetta segreta della felicità. Tutti in qualche modo legati ai mefitici dolcetti. Ormai diventati la corsia preferenziale per raggiungere la felicità.

 

Sarà per questo che in Italia sono diventati più che una moda. Una pandemia molto più diffusa delle pratiche estreme di Anastasia Steele, la sadomaso più famosa della recente letteratura. Ormai quelle piccole atomiche zuccherate Made in Usa stanno aggredendo la nostra tradizione alimentare, altro che kebab. Si tratta di neocolonialismo alimentare di ritorno. Il cupcake sta diventando il nuovo tiramisù. Il motivo? No, il gusto non c’entra niente. È il suo aspetto così allegroide che seduce. Un colorante della sfiga, un dolcificante della noia.

La biondina magra e gioconda sulla copertina di Cupcake Club fa pensare alla protagonista di Giorni Felici di Beckett. Anche Winnie sprizza di gioia mezza seppellita nel suo montarozzo piccolo borghese che la tiene prigioniera e le impedisce l’azione. In pratica un cupcake gigante inzaccherato dalle mille paroline leziose, insensate, sparate a raffica da Winnie. Il marito ha il cranio sfondato e bofonchia. La donnina invece non vuole vedere la sua condizione e spande di melassa il suo mondo asfissiante. No, sembra dirci Beckett, le parole di glassa non ci salveranno dalla crisi. E una colata di zucchero rosa ci seppellirà. Ragazzi, se le cose stanno così, molto meglio il frustino sadomaso.

Testi e disegni di Gianluca Biscalchin

Cibology credits 2012 – testi & disegni © Gianluca Biscalchin

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10 commenti leave one →
  1. settembre 29, 2012 2:57 pm

    Eh no, se di cibo dobbiam parlare, allora tanto meglio una frusta sadomaso. O, chessò, un gancio a K. Sempre sado. E sempre maso, va avec.
    Bis, lei m’ha denuvolato la giornata, si sappia.

  2. settembre 29, 2012 3:25 pm

    Tanto per cambiare subiamo l’arrembaggio culturale degli “Amerrigani” senza provare neanche a difenderci, anche li dove la cultura (gastronomica, in questo caso) ce lo permetterebbe. Del resto “loro” sono bravissimo con lo sciò-business, di cui i dolcetti iper-colorati sono degni rappresentanti …. tutto spettacolo, poca sostanza e qualità.
    Sai che ti dico
    Vado a fondare un club del ragù e attacco l’America (a secchiate di sugo)

  3. settembre 29, 2012 4:12 pm

    I cup cakes, o l’estetica senza sapore,,, Una cosa informe e troppo dolce in bocca… Io sarei per invadere gli States con il club dei macarons, da buona parigina…

  4. settembre 29, 2012 4:28 pm

    Propongo cupcakes al ragù

  5. settembre 30, 2012 9:15 am

    Biscalchin, ringrazio devotamente per questo post.
    Mi sento meno sola nella mia anacronistica torre non d’avorio ma di biscuit, chantilly e crema inglese 🙂

  6. settembre 30, 2012 10:14 am

    Giovanna… se devo morire di coresterolo preferisco la pastiera (ti piace questa ruffiananta:)))

  7. settembre 30, 2012 3:33 pm

    Geniale. 🙂

  8. novembre 2, 2012 12:02 pm

    Gianluca caro, emmeno male che ti ho trovato, iniziavo a sentirmi una caccaccia nel mio solitario tentativo di resistere al richiamo della cakepopmania – ché qui in Germania, oltre ad osannare le glasse fluorescenti e le perline di zucchero schiantadentiere, le mogliettine moderne si dedicano a una specie di gara alla scoperta dell’ultimissima moda iperglicemica oltreoceanica…
    … e qui quanto penso io al riguardo… http://vivismultilingualkitchen.wordpress.com/2012/08/30/di-isterismi-di-massa-ed-estinzioni-culinarie/
    a rivederci presto tra queste righe!
    Vivi

  9. novembre 2, 2012 12:20 pm

    grazie Vivi.)))

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