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Romney e la maledizione del cheeseburger

settembre 13, 2012

È il tacchino l’alimento fondante della cultura americana. Quello ripieno, che rievoca il pranzo del Ringraziamento del 1621 tra Padri Pellegrini e indigeni, poi, nei secoli, allegramente trucidati. I “Santi” della Mayflower, scappati dall’Inghilterra perché fanatici integralisti, ci misero ben poco a capire come carpire le conoscenze alimentari dei selvaggi e trasformarle in sopravvivenza prima e business poi.

Sarà per questo che i pennuti oggi sono così esplicativi di cosa agita la pancia della destra americana. Il fast-food Chick-fil-A, chiuso la domenica per rendere grazie al Signore, ha finanziato i movimenti anti gay e anti aborto.

E contribuisce alla campagna di Mitt Romney, come quasi tutte le principali catene di fast food Usa. Un appoggio che miscela in una salsa totale i valori della famiglia, il dio denaro e cibo a basso costo. Ma la dieta di Romney rimane un mistero. Per gli americani è importante sapere cosa mangia un presidente. E il candidato repubblicano è una discrasia alimentare vivente. Da ragazzo suo padre gli donò una tessera per il consumo a vita di cheeseburger McDonald’s. Ma questo produce un’evidente discrasia religiosa. Romney è un mormone e la Chiesa dei santi degli ultimi giorni condivide con altre confessioni americane una rigida normativa spiritual-gastronomica. L’idea è che il corpo è il tempio dello Spirito Santo e per tanto va trattato al meglio. Quindi niente alcol, niente fumo e cibi sani.

Come può Romney rimanere fedele agli insegnamenti della sua chiesa e al tempo stesso riempire il corpo/tempio con junk food? La risposta è semplice: con i danè. Il candidato presidente non può difendere legumi e verzure sane se a riempire le casse del partito ci sono i friggitori di alette di pollo. E poi c’è la sana contrapposizione ideologica con i democratici. La bio-bolscevica Michelle Obama che sbandiera il suo orto alla Casa Bianca e cerca di insegnare agli obesi della grassa provincia americana a cibarsi di rucola invece che di mais modificato. Suo marito si è messo addirittura in testa di riformare il servizio sanitario nazionale, oltre che proporre scandalose unioni tra gay.

Il pollo quindi non può che essere omofobo, oltre che fritto. E il tacchino, arrosto, gli darà man forte nella festa più cristianamente ambigua della grande nazione. Pennuti da cortile contro diritti civili. Bella lotta. A parte il fatto che i gallinacei dell’industria alimentare americana non hanno mai visto quel cielo dove un dio repubblicano li ha scelti come paladini dei valori cristiani.

Testi e disegni di Gianluca Biscalchin

Cibology credits 2012 – testi & disegni © Gianluca Biscalchin

Pubblicato su pubblicogiornale.it

 

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