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Voglio fare l’acciugaio

maggio 29, 2011

Ma ha ancora senso che una signora passi la vita ad alternare strati di acciughe fresche con strati di sale dentro un cilindro di legno? La domanda sorge spontanea passeggiando tra gli stand di Slow Fish, a Genova.  Una specie di trip per chi ama il pescato dove questi artigiani delle lische sembrano teletabbis, felici di spendere la vita tra odor di pesce e una fatica boia per produrre vasetti di alici sott’olio o di tonnetto. Eppure sono loro i resistenti, gli eroi del nostro tempo che non mollano. Sono quelli che preferiscono uno stile di vita decisamente poco glamour ma che producono cibo vero, con le loro mani, mica fuffa.

Ho pensato che se da piccolo mi avessero indirizzato verso quel modello di vita, il formaggiaio, il macellaio, il pescatore, forse ora sarei pienamente felice. Come la ragazzotta svizzera conosciuta in Canton Ticino che fa da sola formaggio, yogurt e burro d’alpeggio. Non sarà Simone de Beauvoir, ma il suo sorriso è carico di realizzazione del sé. Ho pensato, come tante altre volte: dovrei farlo anch’io. Dovrei lasciare tutto e mettermi a fare formaggio d’alpeggio o acciughe sott’olio.

E mi vedo in camicia di flanella e bretelle rosse all’alba a mungere una florida giumenta con le Alpi in controcampo. Ed è in quel momento, quando mi guardo sognare la vita dell’alpeggio, che capisco quanti danni possa fare il cinema, la televisione, la letteratura ad una mente debole. Ma posso mai pensare di svegliarmi 365 mattine l’anno alle 3 per mungere vacche riottose o capre isteriche, o passare la giornata a diliscare le sarde e poi con le dita unte connettermi a facebook? Per favore ragazzo, fa ‘l to mesté, come dicono in città.

 

Testi e disegni di Gianluca Biscalchin

Cibology credits 2011 – testi & disegni © Gianluca Biscalchin

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4 commenti leave one →
  1. maggio 30, 2011 3:21 am

    Ciai raggio amico mio… il downshifting puzza di pesce! 😉 T’abbrass

  2. maggio 30, 2011 12:14 pm

    guarda gianluca… in parte secondo me ci cogli… nel senso che a volte nella vita bisogna smettere di usare la testa e mettersi ad usare le mani (che cmq se non sono guidate da una testa buona fanno solo danni)…. io dopo anni e anni di postmodernismo, analisi semantiche del phon di john travolta in saturdanu N fever + saussurre (for dummies, come me)… ecco, come reazione a tutta quella rrrobbbba li, mi sono messo a cucinare veramente e per lavoro…. ah, maneggiare una bella sardina e ammirarle e pensarla bene e poi eviscerarla e cucinarla ecc… oppure spellare dei rossissimi pomi di oro, emulsionare una allegra maionese…. che liberazione; usare le mani e fare, non fuffa ma cose vere che tocchi, odori, magni e pure sputi a volte (flop capitano a tutti)….
    …. come dire: si puo’ sempre cambiare meste’ e diventare pure bravi in quello nuovo…. e darsi al “fare concreto”… che poi fa bene al cervello e al cuore…
    … e come antidoto alla totale pazzia funziona… ora io pazzo al cinquanta per cento, diciamo…
    stefano

  3. giugno 24, 2011 10:37 pm

    in effetti l’intimo trasporto x la vita bucolica potrebbe davvero esserti mediato da cinema e tv…in effetti forse forse si intuisce… xchè mungere una giumenta la vedo dura, sia pur in britannica flanella e alla meravigliosa luce dell’alba ;-))

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