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Tadzio, friarielli e scarola

marzo 11, 2011

Il pensierino di oggi nasce da un fatto estetico/estatico: ieri sera alla Scala mi sono immerso in tre ore di piacere con l’opera Morte A Venezia di Britten. A detta di dotti musicologi presenti e di sciure dall’impalcatura tricotica platinata, uno dei migliori spettacoli dell’anno. Concordo. Ma dopo tutto questo trionfo di amore, morte, decadenza, bellezza, dubbi filosofici sul tiket Eros e Thanatos, la malattia della laguna, Thomas Mann, Britten, echi di Mahler, Visconti, le pietre veneziane di Ruskin e la cultura europea al suo top, è giunto il momento di nutrire anche il corpo.

La scelta è caduta su una di quelle catene partenopee in franchising dove si dispensa bufala e simpatia per contratto. Ancora immersi in discussioni sulla bellezza malata e la malattia del bello, è arrivata a tavola pizza con i friarelli e calzone con la scarola. L’argomento è subito passato dalla morte come bellezza alla “morte sua”, ovvero come si sposano bene queste verdure amare con la pizza. Verdure povere, che rendono tutto il loro splendore nel momento della morte (sul fuoco) proprio come Gustav von Aschenbach nel momento del trapasso per la troppa bellezza dell’efebo Tadzio.

Il passaggio repentino dalle riflessioni sulla produzione letteraria di Thomas Mann e gli abissi dell’arte all’esaltazione per la scarola è durato un nanosecondo. E dimostra una volta di più la differenza tra la sensibilità tedesca, impastata di sublime, e quella italiota, impastata di farina, acqua e lievito. Una diversa concezione della bellezza, dell’etica, della cultura, dell’essere in sé e della cosa in sé, diversi filosofi a dettare le leggi morali dentro di noi e cibi diversi da mettere dentro gli stomachi. Un po’ intoppati per la pizza, a dire il vero un po’ pesante. Più che “Morte a Venezia”, “Mappazza in Centro”.

(Nel disegno: Tadzio con friarielli)

 

Testi e disegni di Gianluca Biscalchin

Cibology credits 2011 – testi & disegni © Gianluca Biscalchin

 

 

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5 commenti leave one →
  1. marzo 13, 2011 6:24 pm

    prima volta che arrivo qui. complimenti. blog originale. ora leggiucchio in giro. quella bufala di pizza effettivamente ha ogni tanto ha imbufalato pure a mmm’e’. a volte buona, a volte leggera come ultima zeffirellata alla scala. ciao, stefano

  2. Cristina permalink
    marzo 14, 2011 5:22 pm

    Il flauto magico di Peter Brook ti avrebbe ispirato dissertazioni (e illustrazioni) interessanti sul pollo – mangiato avidamente da Papageno – nonché sulla durata ragionevole dell’opera, per affrontar la quale era sufficiente cibarsi di un pacchetto piccolo di anacardi.
    La musica saziava il resto. ciao ciao

    • marzo 15, 2011 6:50 am

      … quindi non si sentiva mancanza dell’orchestra e della messa in scena “tradizionale”? s

      • Gianluca Biscalchin permalink*
        marzo 15, 2011 8:28 am

        @cristina: Cavolo, non sono riuscito ancora ad afferrare un biglietto per vedere l’amata coppia mozart/brook… troppe cene e poca musica. questa è la mia vita attuale..! @stefano: ho visto il tuo blog: mi piace un casino! (perdonare espressione giovanilistica)

  3. anastasia muller permalink
    marzo 23, 2011 9:20 pm

    Che meraviglia… Tutte queste connessioni meravigliosamente suggerite mi fanno sentire proprio a CASA! E sghignazzo sulla morte come bellezza e ‘la morte sua’… 😀
    Non vedo l’ora che ti prenda la prossima folgorazione culinarestatica! Anastasia

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