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Il cantuccio trasformista

febbraio 20, 2011

Tracciare la mappa dei cambi di partito, di fede, di casacca dei nostri adorati onorevoli (e senatori) è come rintracciare i legami dinastici tra la Regina Vittoria e i suoi nipoti, teste coronate di metà dell’Europa ottocentesca. Ma meno divertente. Il trasformismo è triste e ci si appiccica addosso come una tara familiare. Dicono che sia una cosa tutta italiana. Magari è vero, ma proprio non voglio ammetterlo. Lo rimuovo come l’alzheimer della nonna o l’herpes ereditario.

In cucina è il contrario. Il trasformismo, a tavola, è vita. E crea nuovi palinsesti. Il più gustoso nasce nel blog-laboratorio di tre amici (due cuoche e un fotografo): La cucina di Calycanthus.  Qui l’ortodossia è spesso tradita, ma non la classe, il rigore, la fantasia. Ora i tre sono responsabili di due libri da possedere: La cucina siciliana e La cucina toscana. Due manuali del buon cibo nati da un lavoro eccellente e dalla passione per l’editoria di qualità di Guido Tommasi. È in questi libri che troverete il trasformismo all’italiana nella sua accezione più nobile. E ghiotta.

Un esempio su tutti: il cantuccio di Prato che da dolce diventa salato. L’unico voltagabbana che vorrei vedere in Parlamento.

Testi e disegni di Gianluca Biscalchin

Cibology credits 2011 – testi & disegni © Gianluca Biscalchin

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One Comment leave one →
  1. febbraio 20, 2011 6:19 pm

    Viva il cantuccio in Parlamento! sei un tesoro Gianluca.

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