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Sono esterofilo (ma per finta)

febbraio 10, 2011

 

C’è una storiella molto buffa di Woody Allen legata al cibo. Il protagonista è il conte di Sandwich e racconta i suoi tentativi per creare il panino. Prima prova con due fette di tacchino con dentro il pane. Scomodo. Poi con due fette di tacchino con dentro una fetta di tacchino. Idiota. Alla fine pensa di mettere la fetta di tacchino in mezzo a due fette di pane. Geniale.

La storiella è illuminante per capire il rapporto tra gli inglesi e la gastronomia. L’unico modo che hanno avuto per creare qualcosa di buono è stato sbagliare. Come nel prodigioso caso della salsa Worcester. Nel 1835, Lord Marcus Sandys, ex governatore del Bangala, chiese a due farmacisti (chissà perché non a un cuoco) di rifargli una salsa che mangiava in India. i due tirarono fuori una schifezza immonda. Si dimenticarono della tremenda brodaglia e la lasciarono in magazzino. Dopo un po’ di tempo, sempre chissà perché, la assaggiarono di nuovo. Ottima. I due si chiamavano Lea e Perrins, e i loro nomi sono tuttora sulla boccetta della strepitosa salsa Worcester.

Meglio non approfondire troppo la ricetta (acciughe, aglio, cipolle, zucchero, aceto)… non suona benissimo. Ma la salsa è veramente ottima. Perché ve ne ho parlato? Perché si tratta di uno dei miei più gelosi segreti. Questa bottiglietta salva la vita. E qualsiasi cena. Basta qualche goccia sul pollo per renderlo magico. Una spruzzatina sull’insalata e la noia vegetale scompare. Può essere usata per insaporire praticamente tutto.

Non ha la nobiltà dell’aceto balsamico, né l’invadenza della salsa di soia. Costa poco e si mantiene a lungo. È povera di calorie e in questo modo si può usare per ridurre i condimenti classici e mettere poco o niente sale. E poi quel suo aspetto così british, con la vecchia etichetta, lo stemma della regina e quella sua aria vagamente coloniale la rendono unica. Un sapore vintage in una confezione vintage. Naturalmente rispetto agli inglesi noi la possiamo usare meglio. Magari sbagliando.

 

Testi e disegni di Gianluca Biscalchin

 

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One Comment leave one →
  1. febbraio 21, 2011 12:05 pm

    sottoscrivo in pieno! 🙂
    e aggiungo che la uso in abbondante quantità (non quanche goccia… proprio abbondante quantità!) qdo faccio le verze stufate in padella. Tempo di cottura 10 min o poco + e risultato con un nonsochè di diverso rispetto a ciò che gli occhi ci dicono al semplice sguardo… e sempre apprezzato dai commensali (a meno che non siano bambini, è un gusto troppo adulto x loro).
    ciao

    ps ma che belle belle le tue illustrazioni 🙂

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